Si scrive Economy of Francesco. Si legge Pace
Riflessioni di inizio anno per “ri-animare l’economia”

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Nuova Umanità. Rivista di cultura dell’unità, anno XLVIII, vol. 1, 2026, n. 255.

Stefano Rozzoni

Ph.D., è assegnista di ricerca e docente a contratto di letteratura inglese presso l’Università degli Studi di Bergamo, dove si occupa dello studio della relazione tra umano e nonumano in testi letterari e culturali

 

Come scrivere, all’alba del 2026, di Economy of Francesco (EoF), nato dall’invito di papa Francesco del 2019 ad Assisi per «fare un “patto” per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani?».

È una domanda su cui rifletto mentre si è da poco chiusa la Porta santa della basilica di San Pietro sancendo la fine dell’Anno giubilare dedicato all’idea che «la speranza non delude» (Rm 5,5). Una chiusura simbolica che, come accade in molti passaggi di soglia, invita a fare un bilancio dell’anno appena concluso e ad aprirsi a nuovi – e non solo “buoni” – propositi. Tuttavia, è proprio alla luce dei temi dell’Anno santo che riflettere sulle questioni economiche tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 mette in evidenza una forte tensione: in questo scenario, infatti, la distanza tra gli intenti (giubilari) e quanto è effettivamente accaduto appare particolarmente marcata. Una distanza che si concentra emblematicamente attorno a una parola in particolare: pace.

Papa Francesco, presentando la Bolla di indizione giubilare, ha non a caso esortato la pace come il primo segno, affinché il Giubileo «si traduca in pace per il mondo, che ancora una volta si trova immerso nella tragedia della guerra», sottolineando come «immemore dei drammi del passato, l’umanità è sottoposta a una nuova e difficile prova che vede tante popolazioni oppresse dalla brutalità della violenza»1. Alla luce di queste parole, che dodici mesi fa rappresentavano già una traiettoria per le nazioni, i fatti accaduti nei giorni scorsi appaiono ancora più eloquenti. Da inizio 2026 abbiamo infatti assistito alle immagini dell’attacco degli Stati Uniti al Venezuela con un raid aereo sulla capitale. Un anno iniziato “col botto”, quello dell’aviazione militare, con un bilancio che conta, ad oggi, circa ottanta morti dichiarati2.

E non si tratta di un episodio isolato. Nel giro di poche ore, Regno Unito e Francia hanno lanciato attacchi congiunti contro siti dell’Isis in Siria. Un altro “botto”, un’altra escalation. Se poi allarghiamo lo sguardo, facendo un bilancio di fine anno sul tema della pace, lo scenario che emerge supera il drammatico. Dal trascinarsi sanguinoso della guerra in Ucraina al conflitto israelo-palestinese, dove la Striscia di Gaza si è trasformata in uno scenario di orrore e crisi umanitaria; dalla guerra civile in Sudan, con gravi perdite umane e sfollamenti di massa, fino ad altri fronti di tensione e conflitto che coinvolgono Iran, Taiwan e lo Yemen. Un mosaico tragico, nel quale l’immagine di una “terza guerra mondiale combattuta a pezzi”, illustrata proprio da papa Francesco, si impone come una delle espressioni ancora più efficaci e più amare per descrivere la complessità della nostra epoca.

Eppure, in questo contesto di guerra, la parola pace è stata più volte evocata, benché spesso in forme discutibili e non sempre come autentico segno di speranza. Abbiamo infatti visto “PEACE”, in grandi lettere bianche, esposto platealmente a Sharm el Sheikh in occasione dell’annuncio di un accordo per Gaza promosso dalle nazioni mediatrici, salvo poi continuare, lontano dai riflettori, la conta dei morti in Palestina: meno visibili ma senza dubbio reali. Abbiamo poi ascoltato la parola pace addirittura in latino, Si vis pacem, para bellum, nella massima richiamata dal presidente del Consiglio italiano3 per sostenere che uno dei modi più efficaci per garantirla sia prepararsi alla guerra. Un concetto che trova riscontro nella corsa agli armamenti in tutto il mondo, compresa l’Unione Europea, dove si prospetta un aumento degli investimenti da 8 a 800 milioni entro il 2030, un “cattivo” proposito accompagnato da un’affermazione lapidaria della presidente della Commissione europea di solo qualche settimana fa: «La pace è finita»4.

Abbiamo dunque visto spesso, negli scorsi mesi, la parola pace comparire nei titoli dei giornali, associata a significati e intenzioni differenti; tuttavia, non abbiamo ancora visto la pace stessa realizzarsi. E, alla luce della promessa di speranza – e di pace – che ha attraversato il tempo giubilare, viene spontaneo chiedersi dove essa si collochi, oggi, in un panorama che appare invece quanto mai deludente.

In risposta a ciò, pensare a EoF rappresenta invece un modo per individuare segni concreti di speranza, quella che immagina, in modo profetico, orizzonti alternativi per un’economia della pace. Dal 28 al 30 novembre si è tenuto a Castel Gandolfo l’evento globale di EoF, che ha riunito oltre 500 giovani provenienti da tutto il mondo sotto il titolo: Rest-arting the Economy. Un gioco di parole che unisce rest (riposare) e restart (ripartire), dando vita a un paradosso solo apparente: è proprio il riposo a rendere possibile una ripartenza autentica. Questa intuizione richiama la tradizione del Giubileo ebraico che prescriveva ogni cinquant’anni il riposo della terra, la restituzione delle proprietà e la liberazione degli schiavi (Lv 25,10). Tre azioni che chiariscono i tre segni giubilari – terra, libertà, perdono – e che restituiscono il significato di un riposo generativo, come spazio di cura e di discernimento. Un tempo in cui diventa possibile crescere, cambiare sguardo e compiere scelte diverse, in grado di incidere realmente (anche) sull’economia e sul futuro comune.

Sono passati sei anni dal primo invito di papa Francesco ai giovani, in cui l’idea di “ri-animare” l’economia si legava alla figura di Francesco d’Assisi come «l’esempio per eccellenza della cura per i deboli e di una ecologia integrale»5, proponendolo come chiave per ripensare il paradigma economico dominante, incentrato sull’interesse individuale, sull’economia predatoria e sull’esclusione. Dal 2019 a oggi sono state molteplici le iniziative nate da questo slancio: conferenze, percorsi formativi, ricerche, start-up, in un fermento che non ha posto al centro soltanto Francesco d’Assisi e la tradizione francescana, ma anche istanze, teorie e prospettive della teoria economica contemporanea, dove i concetti di fraternità, relazione e cura risuonano in dialogo con tentativi di risposta alle grandi sfide del XXI secolo, dalle trasformazioni antropogeniche del pianeta Terra alle nuove frontiere della tecnologia.

Il modello economico perseguito da EoF è illustrato chiaramente nel Patto firmato ad Assisi nel settembre 2022 tra papa Francesco e i giovani, un gesto simbolico che sancisce un impegno condiviso a lavorare affinché l’economia di oggi e di domani diventi un’economia del Vangelo. È interessante notare come la pace occupi un ruolo centrale già nei primi punti programmatici del Patto, volto a «un’economia di pace e non di guerra, un’economia che contrasta la proliferazione delle armi, specie le più distruttive, un’economia che si prende cura del creato e non lo depreda»6.

Non è possibile pensare all’economia senza pensare alla pace. Non è possibile pensare alla pace senza pensare all’economia: è un punto fondamentale, emerso a più riprese nel corso degli ultimi anni, specialmente durante gli incontri tra il pontefice e la comunità di EoF. Si consideri, ad esempio, l’udienza del 25 settembre 2024, in occasione della nascita della Fondazione Economy of Francesco, nella quale papa Francesco ha sottolineato come «in alcuni Paesi gli investimenti che danno più reddito sono le fabbriche delle armi», denunciando con forza il principio perverso del «guadagnare per uccidere»7.

Ma lo stesso principio ritorna con papa Leone XIV, fin dal suo primo saluto, lo scorso 8 maggio, dove, mettendo in luce una sostanziale continuità con la visione trasformativa di Francesco, ha donato al mondo parole di forza e autentica speranza: non solo Leone ha evidenziato la necessità di «costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace», ma ha anche chiesto l’impegno a perseguire «una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante», che «proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente»8.

Papa Leone ha inoltre inviato un comunicato in occasione dell’incontro di Castel Gandolfo (Roma) dello scorso novembre, rimarcando il medesimo concetto: nel sottolineare lo slancio creativo e visionario dei giovani di EoF per una nuova economia, ha infatti osservato come, quando si accolgono i sogni di Dio e si allargano i propri orizzonti, «cadono i muri e i pregiudizi e si fa largo la pace».

Eccola di nuovo, la parola pace. Ed eccola, di nuovo, legata all’economia. Come questo possa avvenire – e in parte già avviene – è presto detto: attraverso tavoli di lavoro locali, in cui le sfide planetarie sono affrontate da punti di vista multiprospettici e l’attenzione è rivolta alle specificità locali. EoF ha costruito una rete di hub locali e internazionali in cui le comunità si incontrano per progettare e sviluppare iniziative radicate nei territori, ma lavora anche in dodici “villaggi”, gruppi tematici strutturati attorno a grandi questioni che attraversano il nostro tempo, dall’energia e la povertà al ruolo delle donne nell’economia, fino al legame tra emissioni di CO2 e disuguaglianze. Questi spazi di confronto non si limitano tuttavia confinati al dibattito teorico, ma si traducono in prassi attraverso percorsi educativi e formativi che coinvolgono scuole e università, in dialogo con realtà imprenditoriali già attive. Allo stesso tempo, il movimento sostiene la nascita di start-up e progetti ad alto impatto sociale, come imprese di agricoltura rigenerativa a percorsi di formazione in diverse parti del mondo. Si tratta di progetti che favoriscono la collaborazione e la crescita collettiva come presupposto per uno sviluppo condiviso e per la riduzione delle possibilità di conflitto.

Questo stesso sforzo avviene nel contesto di macrotemi che guidano la riflessione condivisa delle centinaia di affiliati al movimento, intesi come traiettorie di riflessione e di approfondimento da applicare poi in diversi progetti. Negli anni l’attenzione si è posta, ad esempio, sull’importanza del tema dei commons (Summer School 2021), ovvero dei beni condivisi: risorse il cui utilizzo coinvolge simultaneamente più persone e che richiedono forme di gestione collettiva, dal momento che l’uso da parte di uno incide inevitabilmente sugli altri9 e che offrono forme alternative di organizzazione economica e sociale, orientate a un’economia più relazionale e inclusiva, capace di costruire legami e di promuovere la pace10.

Un ulteriore ambito di riflessione riguarda i paradigmi attraverso cui ripensare l’homo economicus propria della tradizione economica classica, una visione in cui l’essere umano viene spesso ridotto a un soggetto razionale, competitivo orientato prevalentemente al profitto e all’interesse individuale, a scapito delle relazioni e della cura dell’altro. A questa impostazione si contrappone, invece, la proposta dell’homo mendicans, elaborata nella Summer School del 2024, come tentativo di esplorare una diversa antropologia economica facendo riferimento all’esperienza francescana, in cui la mendicanza diventa modalità di vita intenzionalmente sobria e, al tempo stesso, ricca di fraternità, di condivisione e di prossimità ai poveri11.

Sono però anche, e soprattutto, le prospettive in divenire a risultare centrali all’inizio di questo nuovo anno, in particolare l’attenzione a come, nel 2026 e oltre, EoF continuerà a lavorare per un’economia della pace.

Proprio nell’incontro a Castel Gandolfo è stato affrontato il tema del “capitale spirituale”, inteso come patrimonio di risorse immateriali radicate nei valori etici e nelle tradizioni spirituali e religiose12. In questa prospettiva, esso non riguarda soltanto la dimensione interiore della persona, ma contribuisce a orientare l’agire economico e sociale, incidendo sulle scelte collettive, sui modelli di sviluppo e sulle pratiche istituzionali e offrendo una chiave per ripensare la sostenibilità. È proprio a partire da questa intuizione che si è aperta una riflessione sul rapporto tra capitale spirituale e gli Obiettivi di Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Sebbene l’Agenda 2030 e i suoi diciassette obiettivi abbiano rappresentato, dal 2015, uno dei quadri di riferimento più influenti per le politiche pubbliche, l’educazione e l’azione istituzionale a livello globale, con l’avvicinarsi della scadenza del 2030 ne emergono con sempre maggiore chiarezza alcuni limiti. Tra questi, nel contesto di EoF, è discussa l’assenza di una considerazione esplicita della dimensione spirituale come componente essenziale della sostenibilità.

Da qui nasce la proposta di integrare il capitale spirituale all’interno degli Obiettivi di Sviluppo sostenibile, non come dimensione accessoria o come nuovo obiettivo oltre i diciassette esistenti, ma come elemento trasversale. Ciò implica, ad esempio, azioni come: ripensare il ruolo del capitale spirituale nella progettazione, nell’implementazione e nella valutazione delle politiche di sviluppo sostenibile; riconoscere e sostenere i luoghi, formali e informali, in cui esso viene generato; sviluppare strumenti capaci di coglierne la dimensione collettiva; e promuovere percorsi educativi che ne favoriscano la crescita. Se la sostenibilità riguarda la capacità di durare nel tempo, allora non può limitarsi alla verifica del raggiungimento di obiettivi quantitativi, ma richiede una riflessione più profonda anche sui valori condivisi, anche a livello spirituale, che sostengono l’azione di cambiamento collettivo. Quando queste dimensioni sono radicate in concetti come fraternità, reciprocità e cura del bene comune, spesso custoditi e trasmessi da forme di saggezza spirituale, possono offrire quella spinta interiore capace di rendere possibile un agire diverso, più coerente e più giusto.

Accanto a questa proposta, a Castel Gandolfo è stata anche illustrata una traiettoria di ricerca che guarda al tema della fraternità come chiave interpretativa dei sistemi economici contemporanei. Più precisamente è stato presentato il World Fraternity Report 2025 come strumento in grado di dare maggior rilevanza al ruolo della fraternità come fattore concreto che incide sul funzionamento dell’economia13. L’assunto di partenza è che la fraternità, pur essendo spesso evocata nei discorsi sullo sviluppo, raramente viene considerata come una variabile analizzabile e valutabile. Attraverso l’elaborazione di un indicatore innovativo, costruito a partire da dati internazionali, il Report propone invece una lettura comparativa delle relazioni economiche, osservando come la dimensione della fraternità prenda forma sia all’interno dei singoli contesti nazionali sia nelle interazioni tra le economie a livello globale. L’obiettivo non è soltanto descrittivo, ma analitico e operativo: rendere visibile ciò che spesso resta implicito, ovvero il modo in cui relazioni di fiducia, cooperazione e reciprocità incidono sul funzionamento dei sistemi economici contemporanei. Questo lavoro si colloca esplicitamente in un orizzonte culturale e valoriale che affonda le proprie radici nel magistero di papa Francesco, in particolare nell’enciclica Fratelli tutti (2020), che invita a porre la fraternità al centro dei processi di rinnovamento sociale ed economico, non come mero principio astratto, ma come dimensione concreta dell’agire economico, osservabile, misurabile e traducibile in prassi.

Queste due traiettorie, tra le diverse attività attualmente in cantiere per i mesi successivi, possono essere lette come esempi significativi di come EoF rappresenti uno spazio di pensiero creativo e generativo, un luogo di speranza nel quale le idee prendono forma nella ricerca di una economia della pace. Un percorso che “incarna” anche lo slancio giubilare di guardare avanti senza lasciarsi paralizzare dalle sfide del presente, in sintonia con il monito più volte richiamato da papa Francesco sull’importanza di tenere insieme, nel cammino verso una nuova economia, cuore, testa e mani: «Le idee sono necessarie, ci attraggono molto soprattutto da giovani, ma possono trasformarsi in trappole se non diventano “carne”, cioè concretezza, impegno quotidiano»14.

In un 2026 che si apre ancora una volta sotto il segno di scenari di guerra, in cui la pace non è più nemmeno una parola dietro cui potersi nascondere – ormai esautorata, anche nel discorso pubblico, del suo valore primigenio ed etimologico, inteso come “legare, unire, saldare” tanto le relazioni quanto i legami sociali –, l’idea di un’economia di pace promossa da EoF offre un segno concreto di risposta a tutto ciò. Non un’astrazione; non un nuovo slogan; ma, piuttosto, un insieme di esperienze vissute e di percorsi già attivi, che testimoniano una nuova generazione viva, preparata e capace di affrontare con coraggio le sfide del presente, in linea con quanto recita il Patto finale di The Economy of Francesco: «Noi in questa economia crediamo. Non è un’utopia, perché la stiamo già costruendo».

Ecco allora come parlare di pace all’inizio del 2026. Scrivendo di The Economy of Francesco.

 

 

1. Spes non confundit, Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell’Anno 2025, Papa Francesco, 9 maggio 2024, La Santa Sede, vatican.va.
2. «Nyt, sale il bilancio dei morti nell’attacco Usa in Venezuela, sono 80», ANSA, January 4, 2026, https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/01/04/nyt-sale-il-bilancio-dei-morti-nellattacco-usa-in-venezuela-sono-80_57cec7d7-e353-4e4a-841a-9bf3ac50d70f.html.
3. «Meloni: con Trump e la Nato si vis pacem para bellum», ANSA, 24 giugno 2025, https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2025/06/24/meloni-con-trump-e-la-nato-si-vis-pacem-para-bellum_8e06b437-d5eb-4627-8915-f3221bc508d7.html.
4. «Von der Leyen: “La pace è finita, Europa si prepari alla guerra ibrida”», Il Fatto Quotidiano, 17 dicembre 2025, https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/17/von-der-leyen-guerra-ibrida-europa-notizie/8230609/.
5. Lettera del santo padre Francesco per l’evento “Economy of Francesco” (Assisi, 26-28 marzo 2020), 1° maggio 2019, vatican.va.
6. Il “Patto per l’economia” dei giovani con papa Francesco, The Economy of Francesco, 24 settembre 2022, https://francescoeconomy.org/it/il-patto-per-leconomia-di-papa-francesco-con-i-giovani-2/.
7. Udienza alla delegazione di “The Economy of Francesco”, Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, 25 settembre 2024, vatican.va, https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2024/09/25/0731/01479.html.
8. Prima Benedizione “Urbi et Orbi” del santo padre Leone XIV, loggia centrale della basilica di San Pietro, 8 maggio 2025, vatican.va.
9. L. Bruni, «Economics and the Commons: History, Tragedies, and Some Exercises», in V. Rotondi, P. Santori (edd.), Rethinking Economics Starting from the Commons, Contributions to Economics, Springer, Cham 2023, p. 1.
10. V. Rotondi, P. Santori (edd.), «Introduction», in Rethinking Economics Starting from the Commons, op. cit., p. viii.
11. International Summer School 2024: Homo Mendicans – Companionship, Wandering, and the Pursuit of Joy, The Economy of Francesco, 1-6 settembre 2024, https://francescoeconomy.org/summer-school-2024/.
12. Su questo tema si rimanda alla registrazione del Global Event, a partire da circa il minuto 2:54:00, disponibile sul canale YouTube di The Economy of Francesco: https://www.youtube.com/watch?v=GRqLhXjSI9o.
13. Per ulteriori informazioni sul World Fraternity Report 2025 e sulle informazioni condivise in questa sezione, si veda: World Fraternity Report 2025, The Economy of Francesco, https://francescoeconomy.org/world-fraternity-report-2025/.
14. Discorso di papa Francesco durante la visita ad Assisi, 24 settembre 2022, vatican.va.